Questo testo scritto da una professoressa del Fermi è stato oggetto del lavoro dell’équipe del Fermi.

Ho pensato più volte di render conto all’équipe del Fermi del mio lavoro con Vincenzo , eppure mi continua a stupire la difficoltà che riscontro nel farlo.

E non perché siano passati 6 mesi, ma perché i 6 mesi passati con lui sono stati davvero una corsa. Una di quelle corse in salita, una salita ripida, ad ostacoli che si sono presentati giorno dopo giorno, diversi ma uguali tra loro.

Vincenzo correva, ma non guardava alla meta, anzi quella la sua è stata una corsa dove proprio la meta faceva paura, troppa, ed era meglio fermarsi che arrivare, “tanto Prof. lo so come va a finire”.  A volte  si fermava, eppure sapeva bene che il suo grande nemico così avrebbe avuto il sopravvento, ma sembrava che a lui andasse meglio. Per Vincenzo il nemico era il tempo. Esso non apparteneva a lui, non riusciva a gestirlo, lo angosciava. Era il tempo dell’Istituzione, un tempo che angosciava però l’Istituzione stessa con date, scadenze, consegne, percentuali di assenze, medie di voti, programmi da finire. Un professore, l’anno precedente, aveva votato per la non ammissione di Vincenzo all’Esame di Stato, però il C.d.C. aveva votato perché il ragazzo avesse una opportunità per farcela e lo aveva ammesso. Questo stesso professore che l’anno successivo era anche il coordinatore di classe, pensava che Vincenzo non ce l’avrebbe fatta nemmeno questa volta se non si fosse impegnato molto: “Ma devi essere pronto, c’è la maturità, altrimenti sarai bocciato un’altra volta”. E quindi settimanalmente lo incalzava con scadenze riguardo a interrogazioni, verifiche alle quali il ragazzo regolarmente si sottraeva bloccandosi a casa per giorni.

E così ho conosciuto Vincenzo a inizio febbraio: inseguito dal tempo presente che si lasciava scorrere fra le mani, inerte, spaventatoda quello futuro della maturità, e angosciato dal tempo passato che prepotentemente tornava in tutti i discorsi. Il grande problema che angosciava lui e il coordinatore di classe, era la bocciatura all’esame di maturità l’anno precedente. L’alunno con a carico altre bocciature nel percorso scolastico, più grande dei suoi compagni, invece di riprovarci e farsi coinvolgere dagli insegnanti che tentavano di spronarlo, si assentava e non sosteneva alcuna prova, e così si sentiva inseguito anche da alcuni suoi insegnanti. Quando il Preside mi ha chiesto di vederlo, per programmare alcuni recuperi, aiutarlo nel metodo di studio, e assisterlo nella preparazione non potevo sapere tutto ciò, ma 2 cose mi erano chiare: la prima che lui si era già bocciato, la seconda che se non si riuscivano ad alzare i voti o a fare qualche recupero, le probabilità di essere ammesso erano ben poche. E così siamo partiti, due ore a settimana. Abbiamo cominciato con il fare il punto della situazione, focalizzare le materie da recuperare. Troppe, troppo poco tempo, e “i prof. continuano a spiegare, io come faccio a recuperare?”

Il Preside ha proposto a Vincenzo di programmare per lui un recupero delle materie per argomenti, sospenderlo dalle verifiche della classe, fare decidere a lui le date e i tempi. Le mie ore con lui da 2 sono passate a 15 a settimana, e quando non finivamo la parte stabilita andavamo, con il permesso del Preside, qui al parchetto e mangiando una piadina finivamo quanto stabilito mentre lui mi diceva: “Al mio matrimonio, verrà il prof. a dirmi: C. allora l’ultima parte del programma!” Notavo che lui studiava solo con me e anche le mattine, quando a scuola era assente, il pomeriggio era sempre lì. Almeno per i primi tempi, tutto è andato bene. Con l’aiuto della rete e dei colleghi  ad aprile aveva recuperato quasi tutte le materie e finito il programma del primo quadrimestre.

Preside: Si è creata una sorta di “disputa” tra una professoressa che lo preparava e i docenti della mattina. La mancata presenza alle verifiche negava il valore della preparazione pomeridiana e la preparazione pomeridiana smentiva i docenti della mattina che lo “immaginavano impreparato in quanto assente alle verifiche. Il tentativo lasciando decidere a lui le date delle verifiche è stato quello di superare questo duello, cioè fare in modo che la preparazione corrispondesse ad una presenza alle verifiche. Il problema è stato risolto solo in parte, Vincenzo pur decidendo le date a volte si assentava, anche per malanni fisici, e a quel punto l'assenza era ancora più “grave”. “Ha visto preside pur decidendo lui non viene. E' una strada sbagliata se decide lui è un continuo rinvio.” Il duello non era finito. Quello che credo è che si sia tentato di salvaguardare principalmente Vincenzo come soggetto perchè non perdesse totalmente fiducia di se' e degli altri. Se come preside tardavo a chiamarlo, si scoraggiava subito: “Al preside non importa nulla di me, lo sapevo da sempre”. L’alunno ha messo a dura prova il lavoro in rete. Ha funzionato in parte. Vincenzo non ha perso fiducia in tutti, si è sentito sostenuto. Allo stesso tempo la rete si è scontrata con la difficoltà di muoversi su un obiettivo comune. Cioè si era concordi sul raggiungere un obiettivo positivo, ma l'esame di stato lo nascondeva.

Ad aprile, Vincenzo, già angosciato dall’avvicinarsi dell’esame, non regge la pressione delle richieste continue che gli vengono fatte, non si presenta alle verifiche di recupero e questo preoccupa ancor di più il coordinatore che scrive al preside che lo studente non sta rispettando in pieno il calendario concordato con lui e teme noi gli si conceda una libertà di autogestione dello studio che potrebbe non fargli superare l’esame.

Vincenzo si blocca a casa.

Ho cominciato ad entrare in angoscia pure io, “ma come dopo tutto il lavoro?”, i colleghi lo cercavano e si chiedevano dove fosse, fino a maggio nessuna notizia. Ho parlato spesso con il Preside e con la dottoressa Roma: cercavamo di mettere in logica quello che aveva funzionato e quello che non aveva funzionato.

Aveva funzionato lo stare ai tempi del soggetto e non dei programmi e dei tempi dell’Istituzione, la nostra preoccupazione, la nostra angoscia raddoppiavano la sua, rendendogliela insopportabile e lui poteva solo sparire. Quindi siamo rimasti fermi nel rispettarlo al di là di tutto, ma non fermi nel cercare di stare al passo del soggetto. Il preside ha verificato che anche telefonargli era già persecutorio per lui perchè non rispondeva. Allora, dopo qualche giorno, gli ha scritto una mail dicendogli che il Fermi aveva da sostenerlo nel suo lavoro se lui voleva e che solo lui sapeva cosa gli conveniva.

E un pomeriggio è tornato. Aveva in mano un vassoio con 2 cannoli. Dentro di me volevo urlargli che fine avesse fatto, perché buttare tutto all’aria, poi prima di parlare ho contato fino a 10, ho respirato, e con il sorriso e un po’ di gastrite gli ho detto: “Allora ricominciamo?”. Lui è rimasto un po’ interdetto, stupito, abbiamo fatto lezione e alla fine mangiando i cannoli mi ha detto: “Io non l’ho delusa prof.?, Non è arrabbiata con me?  sa sono un fallito e nessuno crede in me” e io ho risposto “Il prossimo cannolo lo mangiamo in Sicilia, facciamo un viaggio per festeggiare la maturità” ho sorriso e lui mi ha risposto: “ è bello venire a scuola quando so che c’è lei, non mi sento solo, e poi questa ricotta è terribile”. E così abbiamo ricominciato. La sua presenza a scuola era continua, i colleghi lo hanno aiutato, gli hanno lasciato gestire i tempi, il Preside lo ha sostenuto e lo ha seguito nella tesina, e io ogni mattina prima di entrare nella mia classe sporgevo la testa nella sua e lui “Prof. sono presente”. Le verifiche andavano bene i programmi stavano per finire e le insufficienze erano poche.

Vincenzo è arrivato alla fine alla meta. Quando si è seduto io e il Preside eravamo lì con lui. Vincenzo è stato promosso e tutti abbiamo gioito e tirato anche un sospiro di sollievo.